_
  Maldive
Maldive
Egitto
Egitto
Sudan
Sudan
Galapagos
Galapagos
Seychelles
Seychelles
Cuba
Cuba
Sri Lanka
Sri Lanka
 
  Thailandia
Thailandia
Italia
Italia
Pemba
Pemba
Sudafrica
Sudafrica
Indonesia
Indonesia
   
-

Zona Scientifica

I nostri esperti rispondono ai quesiti scientifici posti dai visitatori del sito. Per vedere i quesiti a cui è già stata data risposta o per proporne uno nuovo andate nella pagina domande e risposte.

"Maldive... il Paradiso riflesso"

La serata svoltasi il 3 Ottobre presso l'Acquario Civico di Milano, è è stata dedicata ai risultati delle crociere scientifiche promosse ed organizzate da Albatros Top Boat a bordo delle proprie barche.

Relatori della serata:
Prof. Paolo Colantoni (geologo marino - docente Università di Urbino)
Prof. Carlo Nike Bianchi (biologo marino - docente Università di Genova)
Prof.ssa Carla Morri (biologa marina - docente Università di Genova)
Dott. Massimo Sandrini (geologo marino) e Dodi Telli (Albatros Top Boat)

Grazie ad Albatros Top Boat, il gruppo di ricercatori, accompagnati e coadiuvati dai loro studenti, ha avuto la possibilità di studiare le Maldive con regolarità annuale fin dal 1997, documentando e valutando lo stato di salute delle scogliere coralline e la loro evoluzione temporale, anche a fronte di eventi naturali di particolare gravità quali lo sbiancamento (bleaching) e la morte di gran parte delle madrepore a causa di un anomalo innalzamento della temperatura dell'acqua verificatosi nel 1998, e del tragico maremoto (tsunami) che ha colpito il sud-est asiatico nel 2004. Alle crociere scientifiche partecipa anche l'Acquario di Genova, con cui Albatros Top Boat collabora da oltre due anni.

I Professori Paolo Colantoni e Carlo Nike Bianchi e la Professoressa Carla Morri studiano le scogliere maldiviane dal 1989:
- grotte sottomarine (Bianchi e Morri, 1994; Colantoni et al., 2003, 2004)
- forme di crescita dei coralli (Aliani et al., 1995)
- zonazione biologica (Morri et al., 1995)
- morfologia delle scogliere (Bianchi et al., 1997)

Nella prima parte della serata la Professoressa Carla Morri ha parlato del monitoraggio delle comunità coralline dopo la moria del 1998.

Tra bleaching e tsunami:

Ricerche sulle scogliere coralline delle maldive (oceano indiano)

Lo Sbiancamento dei coralli (bleaching) è la perdita delle microalghe simbionti e/o dei loro pigmenti

- Conosciuto almeno dal 1870, lo sbiancamento èè però divenuto pùiù frequente negli ultimi decenni.
- Le cause ambientali dello sbiancamento possono essere diverse, ma valori elevati della temperatura delle acque marine superficiali ne sono considerate il responsabile principale.
- Il riscaldamento globale e l'aumento dell'intensità del fenomeno ENSO (El Ni–o Southern Oscillation) sarebbero la cause degli sbiancamenti massivi a scala planetaria osservati dalla fine degli anni 1970.
- I coralli sbiancati possono riacquisire le microalghe simbionti e ricuperare la loro vitalità ("effetto Fenice"), ma il perdurare dello stress termico comporta infine la loro mortalità.

I fatti
L'anno 1998 è stato il piùù caldo del secolo ed ha visto il pùiù forte evento El Ni–o mai registrato. Lo sbiancamento dei coralli si è prodotto a scala mondiale e ha comportato una moria massiva che è risultata particolarmente severa nell'Oceano Indiano. Le Maldive sono state tra le regioni più colpite: le prime osservazioni hanno segnalato una mortalità compresa tra 60 % et 100 %, secondo le specie e/o i siti.

Le zone di Ricerca:

Foto


Aprile 1997: La situazione prima dello sbiancamento

- Copertura corallina variabile ma frequentemente tra 30 % e 60 %, spesso vicina al 100 % a bassa profondità.
- Struttura tridimensionale della scogliera ben sviluppata.
- Grande abbondanza di Acropora ramificate e tabulari.
- Millepora moderatamente comune; coralli molli (attinie, alcionari, ecc.) localmente importanti.

Foto

Foto

Aprile 1998: Le prime evidenze dello sbiancamento

- La maggior parte delle Acropora sono sbiancate ma ancore vitali (tentacoli espansi la notte)
- Non ancora moria massiva (inizierà a fine aprile)
- Temperatura dell'acqua fino a 32-34 °C (normalmente 27-29 °C).

Foto

Aprile 1999: La constatazione della moria

- A - Mortalità totale per i coralli ramificati

Foto

- B - Mortalità parziale per i coralli massivi

Foto

- Millepora e coralli molli zooxantellati scomparsi
- Heliopora coerulea non colpita
- Copertura di coralli duri vivi < 10 %
- Struttura 3-D conservata (sarà perduta dopo 2 anni)
- Coralli morti colonizzati da alghe, spugne e ascidie

Aprile 1999: Il potenziale di recupero

Numerose piccole colonie recentemente insediate, soprattutto a bassa profondità (alcune già morte):
- Coralli incrostanti, soprattutto Agariciidae
- Faviidae, Poritidae e altri coralli massivi
- Plerogyra sinuosa, Tubastraea micranthus, Heliopora coerulea
- Acropora rara ma rappresentata da almeno 2 classi di taglia
- NO Pocillopora
- NO Millepora

Aprile 2000-2002: Il monitoraggio del reclutamento

Reclute: diametro delle colonie <= 5 cm
Giovanili: diametro delle colonie tra 5 e 15 cm

3 CATEGORIE
Foto

Aprile 2000-2002: Il monitoraggio del reclutamento

Foto

Foto

Foto


1999-2002: Cambiamento nell'abbondanza totale delle Reclute

ABBONDANZA TOTALE DELLE RECLUTE A 5 MT

Foto

ABBONDANZA TOTALE DELLE RECLUTE A 10 MT

Foto


1999: Frequenza Reclute per Famiglia

Foto

- 11 famiglie (su 16 precedentemente note alle Maldive) hanno reclutato
- Agariciidae di gran lunga la piùù frequente

2002: Frequenza Reclute per Famiglia

Foto

- 13 famiglie hanno reclutato, ed in modo piùù equo che nel 1999
- Acroporidae e Pocilloporidae sono le piùù frequenti

Situazione al 2002
La moria di coralli alle Maldive dopo lo sbiancamento del 1998è è stata tra le pùiù elevate dell'Oceano Indiano e di conseguenza del mondo.
La ripresa è iniziata immediatamente dopo la moria, e un gran numero di reclute è stato osservato già nel 1999. Le reclute appartenevano a famiglie differenti da quelle precedentemente dominanti.
Un'elevata mortalità di reclute e giovanili ha avuto luogo per lo meno fino al 2000. Le nuove ondate di reclutamento fino al 2002 e, forse, mortalitù e crescita differenziate, stanno apparentemente riportando le comunità coralline maldiviane alla fisionomia preesistente. La Millepora èè tuttavia ancora assente.
Quattro anni dopo la moria, le Maldive hanno riacquistato la maggior parte della precedente ricchezza specifica di sclerattinie.

Aprile 2000-2004: Abbondanza dei Giovanili (5-15 cm di diametro)

Foto

- Massimo d'abbondanza nel 2000
- Caduta nel 2001 (causa forse la mortalità)
- Leggero aumento nel 2002
- Non c'èè differenza con la profondità

 

Quantità specie di Coralli oggi alle Maldive

Foto

Tra Reclute, giovanili, adulti e sopravissuti si contano ad oggi 147 specie di Coralli alle isole Maldive.

Le Maldive e lo tsunami del 26.12.2004

Le isole piùù colpite sono quelle ubicate sul lato orientale degli atolli ed in particolare quelle appartenenti agli atolli di Male Sud, Felidhoo, Mulaku e Kolhumandulu (Thara).
La sommersione delle isole si èè verificata come una alta marea eccezionale edè è rimasta limitata ad un'altezza massima di circa 1,5 m.

In considerazione del fatto che eventuali modificazioni dell'ambiente naturale indotte dallo tsunami debbano essersi verificate sui bassi fondali, il gruppo dell'Università di Urbino ha concentrato la sua attenzione sulle zone sabbiose di mare basso e sulle isole per verificare gli spostamenti di sedimenti da mettere in relazione all'evento di dinamica eccezionale. Sono stati eseguiti tre transetti da zone di accumulo emerse (finolhu) fino alle scogliere. Lungo i transetti sono stati campionati i sedimenti al fine di studiarne composizione, tessitura e meiofauna. Sono state inoltre effettuate osservazioni su reef esterni (oceanici) e interni (di laguna) e su una pass.

Osservazioni preliminari
Vi sono prove dello spostamento recente di materiale grossolano che forma coral cay;
Le isole sembrano subire una erosione progressiva ed una accelerata migrazione verso l'interno delle lagune documentata da relitti di beach rocks;
Alcuni fondali mostrano progradazioni di sabbia dalle scogliere esterne verso le lagune;
Piccole praterie di fanerogame hanno frenato l'erosione dei fondali mobili denunciando attorno ad essi abbassamenti dell'ordine di 40 cm;
I danni più ingenti alle scogliere coralline sembrano essere stati causati dal trascinamento sui bassi fondali di detriti, sedimenti e relitti;
Nelle pass le correnti di deflusso, che hanno scaricato verso il largo la grande massa di acqua che per effetto dello tsunami è penetrata all'interno degli atolli, hanno causato diffuse abrasioni e un ingente movimento di pezzame corallino e di sabbie.

Un abbozzo di conclusioni positive
Lo tsunami del 26.12.2004 ha avuto un impatto modesto sulle scogliere coralline maldiviane.
I processo di recupero dalla moria di massa conseguente al bleaching del 1998 sta lentamente proseguendo; la ricchezza specifica èè tornata elevata.
La situazione attuale mostra una vitalità incoraggiante (tasso di ricolonizzazione, velocità di crescita) se confrontata alla catastrofe ecologica del 1998, e ci consente ottimismo, seppur cauto (la copertura del substrato èè ancora scarsa e disomogenea), sul futuro delle scogliere coralline delle Maldive.

 

Il Prof. Paolo Colantoni si èè invece soffermato ad analizzare le caratteristiche e il contesto geodinamico dello tsunami del 26.12.2004, evidenziando l'eccezionalità dell'evento che, iniziato con un terremoto di inaudita intensità (magnitudo 9 della scala Richter, mai registrata nel secolo) generatosi nell'Oceano Indiano, poco a nord dell'isola di Simeule, al largo della costa di Sumatra, ha devastato le coste dell'Indonesia, Sri Lanka, India e Tailandia con onde alte tra 15 e 30 metri che si sono propagate con grande velocità per enormi distanze causando circa 300.000 vittime. Il terremoto e il movimento dell'acqua sarebbero stati causati dallo slittamento di masse rocciose per circa 15 m e un sollevamento di alcuni metri lungo una dislocazione (faglia) lunga almeno 1200 Km. Questa dislocazione fa parte dell'andamento strutturale dell'area indonesiana che èè caratterizzato da processi di sprofondamento di una porzione del fondo oceanico (placca indiana) sotto la placca di Burma il cui margine, corrugato ed accompagnato da un'intensa attività vulcanica, costituisce l'arcipelago. Molti terremoti accompagnano logicamente le strutture attive.
Poiché la frattura che ha generato lo tsunami ha un andamento all'incirca Nord-Sud, la maggior energia delle onde si èè propagata nella direzione Est-Ovest, colpendo le coste verso Ovest prima con la cresta dell'onda seguita dopo un certo tempo dal cavo. La situazione opposta si èè invece verificata verso Est. Questo significa che a Ovest dell'epicentro del sisma (ove sono ubicate anche le Maldive) si è avuto prima un innalzamento del livello marino, seguito da un abbassamento, mentre a Est il mare si èè prima ritirato. Si deve inoltre considerare che le onde generate si comportano in modo diverso a seconda della profondità dei fondali. In acque profonde si manifestano infatti solo degli inarcamenti, spesso anche poco visibili, mentre in acque basse le onde frenano la loro velocità, si innalzano di molti metri e, frangendo, possono provocare effetti distruttivi sulle coste investite.
In Maldive la cresta dell'onda è arrivata a costa dopo 210' e , a causa degli alti fondali che circondano gli atolli, si èè generalmente manifestata solo con un sollevamento relativamente lento del livello del mare, mediamente di 1-1,5 m. Danni si sono registrati sulle isole piùù esposte ma soprattutto su quelle accompagnate da bassi fondali che hanno permesso la modificazione e l'esasperazione dell'onda.

Gli effetti del passaggio dello tsunami sono stati trattati dal Professor Nike Bianchi, che, insieme ai Paolo Colantoni e alla Prof.ssa Carla Morri, ha redatto un trattato che riportiamo:

"Le Maldive dopo lo tsunami"

Le ricerche promosse da Albatros Top Boat nelle ormai tradizionali CSM (Crociere Scientifiche Maldive) hanno evidenziato che il danno ambientale causato dallo tsunami del 26 dicembre 2004 èè stato modesto e che le scogliere coralline delle Maldive stanno continuando il loro recupero dopo la grande moria conseguente al bleaching del 1998.

di Carlo Nike Bianchi, Paolo Colantoni e Carla Morri

Il terribile tsunami del 26 dicembre 2004 colpì 13 paesi, sette dei quali in Asia, e causò circa 300.000 vittime, oltre ad incalcolabili danni economici e sociali.
Le Maldive furono raggiunte alle 9:20 del mattino, ora locale. Mentre sulle sponde orientali dell'Oceano Indiano si osservò dapprima il ritirarsi del mare e poi l'arrivo dell'onda anomala, alle Maldive - così come nelle altre nazioni situate ad ovest dall'epicentro del maremoto - giunse prima l'acqua alta.
Si stima che il livello del mare si alzò per circa 1,5-1,8 m, il che fu sufficiente per sommergere gran parte delle isole maldiviane, la stragrande maggioranza delle quali si eleva per meno di un metro sopra il livello del mare.
In proporzione al numero di abitanti, le Maldive sono state una delle nazioni più colpite dallo tsunami. Dei 290.000 residenti, 82 persone persero la vita, circa 13.000 rimasero senza casa e molte altre patirono danni economici di vario tipo. Una settantina delle 200 isole abitate furono danneggiate piùù o meno gravemente: 20 furono quasi completamente devastate, e 14 dovettero essere evacuate. Anche alcune isole turistiche subirono importanti danni alle infrastrutture.
Questo enorme costo in termini di vite umane e di danno economico attirò ovviamente l'attenzione iniziale dei mass media e dell'opinione pubblica. Ma ci si rese conto ben presto che era importante anche valutare quello che poteva essere stato il danno ecologico inflitto alle scogliere coralline.
L'economia di una nazione di atolli come le Maldive dipende infatti totalmente dalla salute della scogliera corallina: le Maldive vivono davvero sul corallo, non solo in senso figurato ma anche letteralmente.
Il turismo, che rappresenta il 50 % del Prodotto Interno Lordo (PIL) delle Maldive, è è legato direttamente alla presenza della scogliera corallina. L'immediato dopo-tsunami vide un crollo della domanda turistica, tanto che il tasso di occupazione in Maldive cadde bruscamente del 40 %.
E' chiaro che sapere se e quanto lo tsunami avesse seriamente danneggiato la scogliera diventava indispensabile per definire le strategie di ripresa economica dopo un evento di tali dimensioni.
Nei primi mesi del 2005, pertanto, diverse spedizioni scientifiche tentarono quella che in gergo tecnico viene chiamata stima ambientale speditiva (rapid environmental assessment). Questi primi dati indicarono che l'accelerazione del flusso causata dal passaggio dell'onda aveva provocato danni significativi nelle pass, abbattendo colonie di coralli arborescenti e di gorgonie e dislocando sabbia e pezzame corallino.
Invece, fuori delle pass, che per quanto importanti nel funzionamento dell'intero ecosistema dell'atollo rappresentano in fin dei conti una porzione limitata del volume delle scogliere maldiviane, il danno apparve molto limitato.
Questi risultati, seppur incoraggianti, mettevano comunque in luce la necessità di una valutazione quantitativa piùù precisa: le scogliere coralline delle Maldive, infatti, stanno ancora recuperando dalle severe conseguenze del bleaching del 1998, che comportò la morte di quasi tutto il corallo. Rispetto a questa situazione di fondo, ogni ulteriore danno alla scogliera corallina, per quanto limitato, deve essere preso in seria considerazione.
La Crociera Scientifica del 2005 (CSM 2005), che Albatros Top Boat ha organizzato come ogni anno in aprile, èè stata pertanto dedicata ad una valutazione accurata degli effetti dello tsunami sulle scogliere coralline delle Maldive. Rispetto alle precedenti stime ambientali speditive, in questo caso si è cercato di mettere a fuoco delle ipotesi ben definite su quali tipi di impatto era lecito aspettarsi dallo tsunami e su come le comunità coralline potessero rispondervi. Secondo i dati comunicati dal Marine Research Centre del governo maldiviano, lo tsunami colpì principalmente i bordi orientali degli atolli situati nella sezione centrale dell'Arcipelago delle Maldive, ed in particolare Male Sud, Felidhoo, Mulaku e Kolhumandulu. La crociera scientifica del 2005 si è concentrata su Male Sud e Felidhoo.
Per meglio comprendere come èè stato definito il piano di lavoro, èè bene ricordare che gli atolli della sezione centrale dell'arcipelago sono disposti in due serie longitudinali parallele, in modo da formare una doppia catena. In tali atolli si può pertanto distinguere un reef oceanico da uno rivolto verso il cosiddetto 'mare interno', cioèè lo specchio d'acqua compreso tra le due catene di atolli centrali; come in tutti gli atolli, poi, esiste al loro interno una laguna. Vista la direzione di arrivo, è è presumibile che lo tsunami abbia impattato diversamente i pendii oceanici, quelli del mare interno e quelli lagunari. Si possono quindi fare tre ipotesi differenti.
Ipotesi n. 1. Poiché l'arrivo dell'onda ha colpito direttamente i reef oceanici (lato orientale degli atolli), l'impatto potrebbe avere comportato lo 'sbriciolamento' delle colonie coralline, soprattutto di quelle piùù fragili come le Acropora ramificate o tabulari. Queste ultime dovranno quindi risultare meno abbondanti, a parità di altre condizioni, sui reef oceanici che su quelli del mare interno.
Ipotesi n. 2. Dopo avere sommerso le isole, l'onda ha sollevato e trasportato con sé oggetti e detriti di vario tipo (tronchi, legni, lamiere, mobili, suppellettili ecc.) trascinandoli in laguna. Tali relitti potrebbero avere urtato le colonie di corallo provocando rotture parziali. Per quanto detto, questo fenomeno dovrebbe risultare piùù evidente sui reef lagunari che su quelli oceanici o del mare interno.
Ipotesi n. 3. L'innalzamento temporaneo del livello del mare causato dal passaggio dell'onda dovrebbe avere movimentato i sedimenti dei bassi fondali ed innescato fenomeni di erosione delle isole; la presenza di praterie di fanerogame ha localmente frenato l'erosione, denunciando attorno ad esse abbassamenti dell'ordine di 40 cm (tenendo conto dell'estensione areale delle piane sabbiose, ciò comporta quantità enormi di sabbia spostata). Col deflusso, i sedimenti messi in sospensione dovrebbero essersi poi depositati sul reef, comportando un aumento della copertura sabbiosa sui pendii corallini.
Le attività della Crociera Scientifica 2005 hanno cercato di verificare queste ipotesi attraverso una serie di conteggi e misure espressamente messi a punto per questo scopo.
Sono stati condotti rilevamenti in immersione subacquea in un totale di nove siti scelti in maniera perfettamente casuale (in modo da escludere eventuali influenze dovute ad idee preconcette): tre siti oceanici, tre lagunari e tre del mare interno.
In ogni sito, sono state esaminate numerose stazioni, sempre scelte in maniera casuale sul pendio corallino tra 5 e 15 m di profondità. I parametri appositamenti rilevati sono stati i seguenti: abbondanza di coralli fragili; abbondanza di coralli rotti; copertura di sabbia. Ai rilevamenti hanno partecipato personale e studenti dell'Università di Genova, dell'Università di Urbino e dell'Acquario di Genova.
Per quanto riguarda la prima ipotesi, l'elaborazione dei dati raccolti ha mostrato che l'abbondanza di coralli fragili era effettivamente minore sul pendio oceanico che su quello del mare interno.
Però confrontando questi dati con quelli raccolti in anni precedenti, si è potuto appurare che il pendio oceanico è sempre stato piùù povero di coralli fragili. Dunque, questo risultato non è interpretabile come effetto dello tsunami ma piuttosto come conseguenza della normale ondazione, piùù accentuata sul lato oceanico che su quello del mare interno. Il confronto con gli anni precedenti ha anche illustrato che l'abbondanza dei coralli sta gradualmente aumentando ovunque, segno che il recupero dei reef maldiviani dopo la moria del 1998 sta proseguendo ininterrotto. Sembra quindi di poter escludere che l'arrivo dello tsunami abbia prodotto il paventato 'sbriciolamento' dei coralli sul pendio oceanico.
La spiegazione di questo risultato, fortunatamente del tutto positivo, risiede proprio nel modo con cui l'onda è arrivata alle Maldive. Gli atolli delle Maldive, infatti, sono situati in acque molto profonde (subito fuori del reef oceanico si superano i 1000 m di profondità) e non sono circondati da una bassa piattaforma continentale lungo la quale l'onda potesse 'sollevarsi' per poi frangersi sulla scogliera: l'onda non si èè quindi infranta ma ha semplicemente determinato un rapido innalzamento del livello del mare come una alta marea eccezionale che ha sommerso parte delle isole. Di fatto, i testimoni oculari hanno raccontato di avere avuto la sensazione che fossero le isole stesse ad affondare, non l'onda ad arrivare.
La seconda ipotesi risulta pienamente confermata dai dati raccolti: i coralli rotti sui pendii lagunari sono 9 volte piùù abbondanti che sui pendii oceanico e del mare interno. Questo risultato sarebbe del tutto illogico in condizioni normali, poiché le acque lagunari sono tipicamente piùù calme di quelle esterne all'atollo e dunque sarebbe incomprensibile che le rotture vi fossero proporzionalmente piùù frequenti.
Le colonie coralline recavano segni inequivocabili di spaccature nette e recenti, visibilmente causate dall'impatto di oggetti trasportati dal moto dell'acqua. Comunque, la percentuale di coralli rotti era generalmente inferiore al 10 %, ad indicare che il danno è stato abbastanza limitato.
Infine, anche la terza ipotesi ha trovato conferma. Rispetto agli anni precedenti, infatti, la percentuale di sabbia depositata sul reef è aumentata significativamente. Anche in questo caso, tuttavia, i valori assoluti sono modesti, restando sempre inferiori al 15 % ed indicando conseguentemente un impatto limitato sulle comunità coralline.
Per quanto entrambi scarsi, i danni dovuti all'impatto di oggetti o al deposito di sabbia possono comportare conseguenze ben diverse. Il primo infatti, è stato limitato nel tempo: una piccola percentuale di coralli ha subito rotture parziali ma, passato lo tsunami, oggetti e detriti sono affondati e non hanno più causato problemi. La sabbia depositata, invece, rende il substrato inadatto all'attecchimento di nuove colonie coralline e potrebbe quindi comportare un effetto negativo a lungo termine per il futuro dei reef maldiviani.
Questo aspetto è molto importante proprio perché le scogliere coralline delle Maldive stanno ancora recuperando dopo la grande moria seguita al bleaching del 1998, e questo recupero necessita dell'insediamento di nuove colonie di corallo per ripopolare il reef.
La Crociera Scientifica del 2006 (CSM 2006) - sempre organizzata da Albatros Top Boat con partecipanti dell'Università di Genova, dell'Università di Urbino e dell'Acquario di Genova - si è dunque posta come primo problema quello di conteggiare il numero di nuove colonie di corallo, nel timore che la sabbia depositatasi sulla roccia corallina avesse sottratto spazio al loro insediamento.
I dati sono ancora in corso di elaborazione ma i primi risultati sembrano indicare che in media, sui pendii corallini tra 5 e 15 m di profondità, si siano insediate in questo ultimo anno circa 5 colonie di corallo per metro quadrato. Si tratta di meno della metà dell'insediamento riscontrato nel 2004 e 2005: la presenza della sabbia ha dunque davvero limitato l'insediamento di nuovi coralli.
Ma per quanto netta, tale limitazione non è stata drammatica: il valore del 2006 è comparabile a quello del 2000 ed è comunque superiore a quelli del 2001, 2002 e 2003. L'arrivo di nuovi coralli non si è dunque interrotto.
Volendo trarre oggi, a quasi due anni dall'evento, un bilancio dell'impatto ambientale dello tsunami alle Maldive, non si può essere che positivi.
L'ondata non ha causato distruzioni sul reef: i danni sono stati solo quelli causati dal trascinamento sui bassi fondali di sabbia, detriti ed oggetti. L'entità di tali danni rimane comunque modesta.
Il processo di recupero dalla moria di massa conseguente al bleaching del 1998 sta lentamente ma regolarmente proseguendo. La situazione attuale mostra una vitalità incoraggiante se confrontata alla catastrofe ecologica del 1998, e ci consente ottimismo sul futuro delle scogliere coralline delle Maldive. Molte delle specie di coralli che sembravano scomparse sono di nuovo presenti. L'accrescimento delle colonie è rapido, ed in molte zone privilegiate si ricominciano ad osservare le grandi Acropora tabulari di oltre 1 m di diametro. Gli appassionati di snorkeling ritrovano i colori e la vita di un tempo, mentre l'abbondanza e la varietà di pesce che hanno sempre attratto subacquei da tutto il mondo continuano a rimanere immutate."

Al termine della serata il Console delle Maldive Carlo Giacoma ha illustrato il suo progetto no profit Save Children's Life per aiutare i bambini dei Paesi pùiù poveri. Tra questi paesi ci sono le Maldive, e in particolare il progetto segue i bambini affetti da Talassemia.
Il 2 ottobre sono arrivati in Italia 12 bambini maldiviani con le loro famiglie e altri 12 arriveranno nelle prossime settimane. Questi bambini staranno in Italia per alcuni mesi insieme ai loro familiari e saranno curati presso gli ospedali che hanno aderito al progetto.